<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><kml xmlns="http://www.opengis.net/kml/2.2" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"> <Document> <name><![CDATA[5 Terre: il perfetto equilibrio fra uomo e natura]]></name><atom:author><atom:name><![CDATA[Utente]]></atom:name></atom:author><atom:link href="http://www.oliviaemarino.it" /> <Style id="pointStyle"> <IconStyle id="pointIcon"> <Icon> <href>http://maps.google.com/mapfiles/kml/pal2/icon5.png</href> </Icon> </IconStyle> </Style> <Placemark id="placemark861"> <name><![CDATA[<p>(lunghezza 1 km, difficoltà nessuna, tempo di percorrenza indicato 30 minuti&hellip;ma scommettiamo che ci rimarrete molto più a lungo, in contemplazione?)<br /><br />Partiti dalla stazione di La Spezia (muniti della nostra 5 terre card che ci farà risparmiare un sacco di "palanche") in pochi minuti si arriva a Riomaggiore: uscendo dalla stazione ci si imbatte in due grandi murales (del pittore argentino Silvio Benedetto) che raccontano la vita della gente delle 5 terre. Spiega Benedetto: "ho voluto cantarli senza eroicità e trionfalismi [&hellip;] Ho dipinto uomini dai gesti antichi, che salvano la loro terra alzando muretti, pietra su pietra. Uomini che decidono da sè, non in sudditanza. Ed è per questo che qualcuno ben disse guardandoli raffigurati: < C&#039;è fatica ma serenità, nei loro volti >, volti duri ma felici"<br /><br />Perdetevi fra le casette variopinte e strettamente abbracciate l&#039;une alle altre: punti di notevole interesse sono la Chiesa di San Giovanni Battista (che si trova nella parte alta del borgo) che innalzata nel 1340 fu il nucleo attorno al quale si era sviluppato il primo embrione del borgo, quando gli abitanti del distretto di Carpena, che vivevano a mezza costa, giurarono fedeltà alla Repubblica di Genova e quindi, rassicurati dalla protezione che il dominio genovese garantiva loro, decisero di scendere verso il mare per sviluppare commerci più sicuri e veloci.<br /><br />La leggenda vuole che il vescovo di allora, che aveva tolto dalla cattedrale di Genova un pò di ceneri del santo (che per altro a tutt&#039;oggi è il santo protettore della capitale ligure) per deporle nella nuova chiesa, perse la vista fino al giorno in cui non le restituì.<br /><br />Di interesse sono anche il cinquecentesco Oratorio di Santa Maria Assunta e l&#039;antico Castello che domina il borgo dall&#039;alto.<br /><br />Ma mentre vi spostate da un posto all&#039;altro, non perdetevi le facce bruciate dal sole dei pescatori intenti a sbrogliare reti, o delle vecchiette sedute sulla soglia delle case a guardare il viavai dei turisti&hellip;questa è la vera essenza del paese!<br /><br />E&#039; tempo di imboccare il sentiero!<br /><br />Tornate quindi verso la stazione: prendete la scalinata che sale sulla sinistra e, in men che non si dica, vi troverete all&#039;imbocco del primo tratto del Sentiero Azzurro, noto in tutto il mondo come "La via dell&#039;Amore".<br /><br />Prima di iniziare la passeggiata, vi consiglio une breve sosta per un caffè o una colazione al bar "A piè de ma" (lo troverete prima della fine della scalinata): vista mozzafiato, cordialità ed ottimo servizio lo rendono una sosta davvero piacevole.<br /><br />E poi via&hellip;iniziamo a percorrere la "Via dell&#039;Amore" che non provo neanche a descrivervi perché sarebbe inutile e riduttivo: rimarrete prigionieri di un turbinio di emozioni senza fine. Una vista che non dimenticherete mai.<br /><br />Voglio però raccontarvi la genesi davvero insolita di quello che oggi è uno dei sentieri panoramici più conosciuti al mondo e che testimonia proprio la simbiosi fra natura ed attività dell&#039;uomo di cui vi parlavo nell&#039;introduzione.<br /><br />La sua storia è infatti legata a quella dell&#039;ammodernamento nel 900 della linea ferroviaria Genova-La Spezia, che prevedeva la realizzazione di una galleria fra Riomaggiore e Manarola.<br /><br />Vista la necessità dell&#039;utilizzo delle mine, si dovette creare una polveriera lontana dai centri abitati, per raggiungere la quale furono scavati nella roccia 2 sentieri a picco sul mare; uno percorribile a partire la Manarola e l&#039;altro da Riomaggiore.<br /><br />A tal proposito scriveva Montale: "Nel cielo della cava rigato all&#039;alba dal volo dritto delle pernici il fumo delle mine si inteneriva, saliva lento le pendici a piombo"<br /><br />Finiti i lavori, gli abitanti dei borghi marinari capirono che quegli stessi sentieri che ormai avevano perso la loro ragione di esistere, potevano essere utilizzati per collegare in maniera veloce i due centri abitati.<br /><br />Per la somma di 10000 lire due esperti locali si incaricarono dell&#039;allargamento e del congiungimento dei due sentieri e diedero vita a quella che gli abitanti dell&#039;epoca chiamarono "Strada Nuova" ma che, a seguito della scoperta del sentiero da parte dei turisti venne ribattezzata appunto con il più suggestivo nome di "Via dell&#039;Amore".<br /><br />Questo tratto di sentiero termina con l&#039;ingresso a Manarola, frazione del comune di Riomaggiore, che probabilmente deve il suo nome alla "magna rea", ovvero alla grande ruota di mulino presente in paese.<br /><br />Ciò che caratterizza di più questo borgo è il grande numero di case-torri in stile genovese.<br /><br />Anche in questo caso, il modo migliore per conoscerla è quello di lasciarsi portare dalla curiosità di conoscerne gli angoli ed i sentieri stretti, senza meta.<br /><br />Da non perdere la "Chiesa di san Lorenzo" che, come recita la lapide posta sull&#039;entrata, è stata costruita nel 1338 dagli abitanti di Manarola e di Volastra; da notare come il campanile sia staccato dal corpo principale della cattedrale (questo perché con tutta probabilità inizialmente fu costruito per scopi difensivi).<br /><br />Altra tappa d&#039;obbligo è il piccolo museo dello Sciacchetrà, vino tipico delle 5 terre, dove vi verrà illustrata la storia di questo "vino che imbandisce le mense dei Re" (come recita l&#039;iscrizione sull&#039;insegna) e che potrete poi acquistare in una delle numerose bottegucce di prodotti tipici che potete incontrare un pò ovunque.<br /><br />E&#039; tempo di proseguire, ma prima di farlo non potete assolutamente non farvi deliziare dai frullati di frutta fresca o dal latte di mandorla della frullateria "Siamo alla frutta" che trovate nel centro del paese: il più buon latte di mandorla che mi sia mai capitato di assaggiare (se poi la giornata è calda ed assolata, una sosta refrigerante vi farà bene, prima di affrontare il secondo tratto del sentiero).</p>]]></name> <description><![CDATA[]]></description> <styleUrl>#pointStyle</styleUrl> <Point> <coordinates>9.740818,44.098869</coordinates> </Point> </Placemark> <Placemark id="placemark893"> <name><![CDATA[<p>(lunghezza 1 km, difficoltà lieve, tempo di percorrenza 60 minuti&hellip;vi avverto che si comincia a salire un pochino&hellip;)<br /><br />Meno noto della "Via dell&#039;Amore", di certo non è meno spettacolare e suggestivo.<br /><br />Dalla stazione di Manarola, percorrete il sentiero lungo il tunnel che vi condurrà sulla passeggiata a mare di punta Bonfiglio: da qui inizia il sentiero detto "delle trasparenze marine" (non è difficile capire il perché: basta guardare verso il basso).<br /><br />Un consiglio: appena il sentiero esce da Manarola giratevi indietro: potete godere della vista del borgo nella sua totalità.<br /><br />Continuando a percorrere il sentiero, passerete sopra allo "Spiaggione di Corniglia", che rappresenta l&#039;ultimo tratto pianeggiante&hellip;dopo di che: gambe in spalla!!! Si sale per la scalinata Lardarina (composta da 33 rampe) che vi condurrà a Corniglia, che fra i 5 borghi è quello più strano perché (essendo l&#039;unico che non sorge direttamente sul mare) sembra avere più le caratteristiche di un borgo contadino che di un borgo marinaro (anche le case più basse e larghe assomigliano più a quelle dell&#039;entroterra ligure che a quelle dei paesi costieri).<br /><br />Degna di nota è la chiesa di San Pietro, in stile gotico genovese, con la sua facciata ornata da uno splendido rosone in marmo e da più bassorilievo fra i quali potete notare quello raffigurante un cervo che è l&#039;emblema del paese.<br /><br />Se volete rendervi conto della peculiarità di questo borgo arroccato un promontorio roccioso, recatevi a "largo taragio" piccola piazza principale di Corniglia brulicante di persone e locali: è proprio il cuore pulsante del paese.<br /><br />Da lì si raggiunge l&#039;Oratorio dei Disciplinati, da cui si gode di una vista mozzafiato: con un solo sguardo si riesce ad abbracciare gran parte del golfo e, guardando verso il basso, lo spettacolo poetico di qualche agave solitaria "che si abbarbica al crepaccio dello scoglio e sfugge al mare da le braccia d&#039;alghe" (Eugenio Montale).<br /><br />Ormai è ora di pranzo e gli stomaci cominciano a brontolare: è il caso di accontentare anche loro e di deliziare le vostre papille gustative con pietanze tipiche del posto.<br /><br />Si va a mangiare da "A cantina de Mananàn", in via Fieschi 117 (a proposito di Fieschi: se vi trovaste a Corniglia il 29 di giugno, seguendo un&#039;antica tradizione in onore dei Santi Pietro e Paolo, tutti sono invitati in piazza per gustare un enorme torta dei Fieschi).<br /><br />Il locale è rustico, accogliente e le sue pareti sono ricoperte di foglietti e lavagnette su cui potete leggere quelli che sono i piatti del giorno con cui soddisfare la vostra fame di cibo e tradizione.<br /><br />Anche la cucina qui sembra essere il frutto di una perfetta ed equilibrata fusione fra gli ingredienti che offre il mare e quelli che offre la terra: esempi sono le acciughe marinate e salate, la torta di pesce, il tonno affumicato con pomodori capperi ed olive, zuppetta di zucca con bianchetti e moscardini, polpo in umico con carciofi, taglierini al pesto, testaroli&hellip;e per finire l&#039;immancabile sciacchetrà con i cantucci.<br /><br />Un unico accorgimento: il locale è piccolo per cui vi consiglio di prenotare con anticipo (0187/821166).<br /><br />Adesso che siete belli pieni e soddisfatti, riprendiamo in Sentiero Azzurro e partiamo alla volta di Vernazza: le cose cominciano a complicarsi leggermente, anche se rimangono alla portata di tutti. Se non ve la sentite, prendete il treno.</p>]]></name> <description><![CDATA[Via Fieschi, 117]]></description> <styleUrl>#pointStyle</styleUrl> <Point> <coordinates>9.708726,44.120026</coordinates> </Point> </Placemark> <Placemark id="placemark895"> <name><![CDATA[<p>(lunghezza 4 chilometri. difficoltà lieve, tempo di percorrenza 1 ora&hellip;ma con le pance piene considerate un pò di più&hellip;)<br /><br />Lasciamoci alle spalle Corniglia e imbocchiamo il ponte del Canale: iniziamo a percorrere un sentiero un pò in salita, da cui, immersi in una vegetazione sempre più ricca di agavi e fichi d&#039;india, si può godere di scorci di crinale veramente meravigliosi, e si avvista in lontananza la bella spiaggia di Guvano.<br /><br />Lungo il percorso troverete delle aree attrezzate dove poter fare delle soste, ma personalmente vi consiglio di fermarvi a prendere ossigeno e forze sotto un albero di ulivo, all&#039;ombra dei suoi rami annusando il profumo della terra.<br /><br />Un ultimo strappo in salita fino al borgo di Prevo (un piccolo borgo abitato e formato da una manciata di casette colorate) e poi si comincia finalmente a scendere verso Vernazza, a cui ci accede attraverso un&#039;"arpaia", tipica scalinata che vi condurrà alla torretta medievale che sovrasta questo borgo che, dai più, è considerato il più suggestivo.<br /><br />Ed in effetti, dopo tanto camminare, la vista tutto ad un tratto si apre su questo borgo meraviglioso, che dominiamo dall&#039;alto.<br /><br />L&#039;esistenza di Vernazza è documentata fin dall&#039;1080 e la sua struttura è frutto proprio dell&#039;elevato livello economico e sociale che il borgo aveva già raggiunto nel medioevo (basti notale la massiccia presenza di logge, chiese, casetorri e porticati).<br /><br />L&#039;abitato è spaccato il due da un&#039;unica via centrale, da cui dipartono le ripide "arpaie" che conducono alle abitazioni; la spiaggetta di ciottoli invita a fare una oziosa sosta al sole e, perché no, ad immergersi nelle acque limpide per allontanarsi un poco dalla terraferma e godere dall&#039;acqua l&#039;abbraccio che il paese sembra regalare con le sue case colorate disposte a semicerchio.<br /><br />La vita principale del paese si svolge in un angolo della piazzetta antistante il porticciolo, chiamato "cantun de musse" (ovvero angolo delle bugie: luogo dove ci si ferma a conversare e dove si dice che chiunque possa raccontare frottole, purché sappia farlo ad arte).<br /><br />Passeggiando sul piccolo molo si può godere della vista di Santa Margherita di Antiochia, una chiesa in stile gotico-rinascimentale, risalente al XIII sec.<br /><br />Visto che per arrivare fin qua avete faticato non poco, sedetevi ad uno dei molteplici bar della piazzetta e rinfrescatevi con un aperitivo o un gelato, godendovi l&#039;ultimo sole della giornata assieme alle colonie di gatti che se ne stanno beatamente distesi sui muretti caldi e sugli scogli.</p>]]></name> <description><![CDATA[]]></description> <styleUrl>#pointStyle</styleUrl> <Point> <coordinates>9.685018,44.136257</coordinates> </Point> </Placemark> <Placemark id="placemark898"> <name><![CDATA[<p>(lunghezza 3 chilometri, difficoltà media, tempo di percorrenza 2 ore: se siete stanchi vi consiglio di prendere il terno: è il tratto di gran lunga più impegnativo).<br /><br />Dalla farmacia di Vernazza si sale per la Costa Mesorano e per la valle Crovala; il sentiero è caratterizzato da molti sali-scendi in mezzo ad oliveti, vigneti, casolari e letti di torrente.<br /><br />Percorrerlo nelle ultime ore del giorno quando la luce del sole comincia a diventare più calda virando la giallo al rosso, e l&#039;aria più fresca e profumata degli odori della sera, è davvero un&#039;esperienza particolare.<br /><br />Verso la fine di questo tratto del sentiero, si attraversano orti coltivati a limoni: non dimenticate di chiudere gli occhi ed annusare&hellip;ed accompagnati ancora dal fresco profumo di agrumi, si scende il piazza Garibaldi, a Monterosso al Mare.<br /><br />Nella sua struttura attuale è composto da due insediamenti: quello di Fegina (il più moderno e turistico, con la lunga ed ampia spiaggia spesso presa d&#039;assalto dai turisti) e quello del borgo antico di Monterosso, che invece ha mantenuto da sua identità di borgo di pescatori ed è punteggiato di piccole botteghe artigiane che spesso espongono la propria merce sulla strada o sotto i portici.<br /><br />Anche qui è difficile consigliare delle vere e proprie soste, perchè tutto il paese merita di essere esplorato entrando dentro gli intricati vicoletti e varcando le soglie delle piccole botteghe caratteristiche per acquistare qualche prodotto tipico da portare con se.<br /><br />Interessante da visitare è la chiesa di Giovanni Battista e anche il centro di salagione delle acciughe, detto anche &ldquo;casa delle acciughe&rdquo; (via Servano 2/4) dove si possono ammirare alcuni locali adibiti alla preparazione del prodotto finito e dove alcuni supporti multimediali vi illustreranno i segreti di questo antico mestiere.<br /><br />Monterosso al Mare è infatti molto famoso per le sue acciughe.<br /><br />Scriveva Montale: &ldquo;chi non ha visto tornare all&#039;alba, semissommerse da 100 rubbi di acciughe una di quelle barche, entro le quali i vogatori sembrano arare i flutti stando in piedi sulle acque, non potrà dire che i pescatori del Nuovo Testamento gli siano stati in qualche modo familiari&rdquo;.<br /><br />A proposito di Montale, che con i suoi versi ci ha accompagnato in questo viaggio, è possibile vedere (solo dall&#039;esterno perchè non è aperta al pubblico), la &ldquo;Pagoda&rdquo;, la villa in cui Montale soleva trascorrere le vacanze estive con il padre ed i fratelli (si trova a Fegina).<br /><br />Monterosso inoltre ha voluto celebrare la figura di questo poeta, la cui poesia è così profondamente permeata da questi luoghi, con l&#039;istituzione del &ldquo;Parco letterario Eugenio Montale&rdquo;, un itinerario virtuale che invita però a percorsi individuali, affinchè ognuno possa cogliere la magia da cui il poeta è stato così profondamente ispirato e marchiato.<br /><br />Ormai la giornata volge al termine: non resta che scegliere un buon ristorantino dove poter gustare qualche prodotto tipico per fermare ancora di più nella mente e nel cuore questi luoghi.<br /><br />Vi consigliamo il ristorante &ldquo;Miki&rdquo; (via Fegina 116 Tel 0187817608) la cui specialità sono proprio le acciughe cucinate in vari modi tradizionali ma dove si gusta anche altri piatti di pesce buonissimi (ci è rimasta nel cuore un&#039;ottima catalana di astice, scampi e gamberoni) accompagnati da ottimo vino locale, da cortesia e ottimo servizio.<br /><br />Non resta che una passeggiata al chiaro di luna sul lungomare...ed un arrivederci a questi posti meravigliosi.</p>]]></name> <description><![CDATA[]]></description> <styleUrl>#pointStyle</styleUrl> <Point> <coordinates>9.655724,44.146389</coordinates> </Point> </Placemark> </Document></kml>
